Festa di Santa Maria dei Bossi - prima domenica di settembre

Data di pubblicazione:
27 Dicembre 2018
Festa di Santa Maria dei Bossi - prima domenica di settembre

All'ombra di grandi querce, si erge la chiesa, o meglio, la chiesetta di di S. Maria dei Bossi, una cappella rurale che a Casalbore chiamano semplicemente "la Cappella di Maria". Si tratta del più antico luogo sacro del paese, tanto da essere definita "Prima Chiesa e prima Comunità Cristiana di Casalbore" (Padre Agostino Corso). Anzi, a voler essere precisi ci troviamo di fronte ad un luogo di culto ancora più antico, visto che fu sacro già nei tempi pagani prima del Cristianesimo. Nel tempietto pagano all'immagine del Dio o della Dea venne sostituita quella della Vergine, Madre di Gesù, che fu denominata S. Maria dei Bossi. Archeologicamente parlando, è difficile effettuare una precisa "lettura complessiva" del sito. La chiesetta, un vano a pianta regolare quadrata, con un'abside di accentuata convessità, è formata da una struttura mista di mattoni e pietre. La struttura venne realizzata sui ruderi di un monumento funerari romano del II sec. D.C. La prima citazione della chiesa risalirebbe all'anno 452: "Ecclesie Sanctae Mariae in Casali Albulo". Essa era dedicata non solo alla Madonna, ma anche a S. Giovanni Battista, come ricorda l'Ughelli, rifacendosi ad una pergamena del 1102 appartenente al fondo di S. Sofia in Benevento (proprietaria della chiesetta fino al XVII sec.): "In Casali Albulo vi è la chiesa Sanctae Mariae, Sanctique Joannis Precursoris Domini". Sempre secondo l'Ughelli la chiesa di S. Maria dei Bossi ottenne diverse concessioni da Sovrani e Papi, come un privilegio del 1118 con cui Papa Gelasio II concesse l'indulgenza di anni 10 e giorni 30 a chi "pentito e confessato" si fosse recato in visita alla chiesa di S. Maria di Casalbore. L'importanza del sito è confermata dai continui ritrovamenti archeologici effettuati nel corso dei secoli. In epoca romana, se non addirittura sannitica, doveva esserci un aggregato urbano, visto che il luogo si prestava come luogo di sosta lungo il Tratturo antico che collegava l'Abruzzo con la Puglia. Qui fecero tappa i primi predicatori cristiani provenienti dalla Palestina e dalla Grecia, tanto che, dall'inizio del II secolo D.C., si formò una comunità cristiana. Durante il periodo di Traiano venne realizzata una variante della via Appia che, partendo dall'Arco di Traiano a Benevento, passava per Aeclanum e dopo il ponte delle "Chianche" portava a S. Maria dei Bossi e proseguiva per Brindisi. La sosta a S. Maria dei Bossi si è perpetuata nei secoli, col passaggio di greggi verso Abruzzo e Puglia, e, dopo l'anno Mille, di Crociati e pellegrini. Circa i ritrovamenti, essi comprendono sepolcri (come quello raffigurato nella fotografia sulla sinistra), scheletri, armi, elmi, vasi ed iscrizioni alcune delle quali incise su pietre (come quella sulla destra), un anello femminile con croce cristiana, ruderi di terme, convertite in vasche per irrigazione. Tra le diverse iscrizioni su pietra rinvenute nei pressi delle terme, ricordiamo:

 "M. CAEDIVS . C.F. GA. SITUS EST", che dovrebbe leggersi per esteso come MARCVS CAEDIVS CAI FILIVS CAHA HIS SITUS EST;

 "MIDIA EI AQVAE PAR EX HOC CAP ITER. LATVM LIMITEM", che dovrebbe leggersi MEDIA EI .. ACQVAE. PAR(TEM...) EX HOC CAP(ITE...) ITER. LATVM ... LIMITEM ...;

 "D. M. M.ALLIVS MARCELLVS MAXIME COIVGI B.M.F.", che dovrebbe leggersi come DIIS MANIBUS Marcus Allius Marcellus Masimo Coniugi Bene Merenti fuit, più recente delle precedenti, ma sempre molto antica, come suggerito dalla parola "Coiugi" in luogo di Coniugi.

La chiesetta di S. Maria dei bossi, abbandonata sul finire degli anni '40, a causa del crollo del tetto, venne "degradata" a stalla, tanto che la statua della Madonna fu spostata presso la chiesa Madre di Casalbore. Il rifacimento del tetto ed un parziale restauro vennero effettuati solo nel periodo 1975/76. Allo stato, almeno al nostro occhio inesperto, la struttura non sembra porre problemi di stabilità, anche se l'incuria anzidetta ha certamente provocato un grave deterioramento, come confermato dall'immagine che mostra quanto poco resta degli stucchi originari. L'importanza archeologica del sito e delle aree adiacenti hanno indotto la Sovrintentenza Archeologica per le province di Salerno Avellino e Benevento, d'intesa con la Comunità Montana Valle Ufita di Ariano Irpino, a predisporre un progetto di recupero della struttura con la creazione di un primo nucleo del Parco archeologico dello Spineto.

Ultimo aggiornamento

Martedi 16 Aprile 2024